Costi di produzione, prezzi riconosciuti ai produttori, cinghiali e uso dei terreni: i temi dell’assemblea a Santa Maria La Palma. Martedì 20 ottobre una delegazione sarda parteciperà al presidio della Cia davanti a Montecitorio.
Gasolio agricolo che, secondo la Cia Nord Sardegna, costa in media il 40% in più; fertilizzanti diventati «beni di lusso»; orti danneggiati dai cinghiali. Sono alcune delle difficoltà portate al centro dell’assemblea territoriale che si è svolta sabato 17 ottobre alla Cantina di Santa Maria La Palma, nel territorio di Alghero.
All’incontro hanno partecipato il presidente provinciale Antonio Satta, il direttore Francesco Uras, il presidente regionale Michele Orecchioni e il gruppo dirigente della sezione algherese. È intervenuto anche il sindaco Raimondo Cacciotto: «Servono interventi strutturali di vicinanza al comparto».
Il nodo, secondo gli agricoltori, è la distanza tra i costi sostenuti dalle aziende e il prezzo che viene riconosciuto a chi produce. Nel comunicato la Cia segnala anche che, mentre i produttori ricevono compensi ritenuti insufficienti, la spesa sugli scaffali della grande distribuzione costa ai consumatori il 15-20% in più. Satta riassume così la preoccupazione del settore: «La crisi non colpisce solo chi produce, ma l'intera società».
Nel dibattito sono state denunciate possibili distorsioni lungo le filiere, cioè nei passaggi che portano un prodotto dal campo alla vendita. La Cia chiede maggiore trasparenza sui prezzi e il contrasto alle pratiche sleali. Tra le proposte ci sono anche il rifinanziamento dei crediti d’imposta per gasolio e fertilizzanti, un piano per i bacini idrici e una legge contro il consumo di suolo.
La protesta riguarda anche l’uso dei terreni agricoli per gli impianti energetici. I soci della Cia, si legge nel comunicato, non contestano la transizione energetica, ma chiedono che pale eoliche e pannelli fotovoltaici siano collocati, per quanto possibile, in aree già compromesse o sugli edifici, preservando i terreni fertili destinati alle coltivazioni.
C’è poi il problema dei cinghiali, segnalati anche nei centri abitati e nelle aiuole cittadine. Nelle campagne, sostiene l’associazione, gli animali avrebbero distrutto interi orti. Gli agricoltori chiedono quindi una revisione delle politiche sulla fauna selvatica e manifestano preoccupazione per le ricadute delle Zone di protezione speciale (ZPS), aree tutelate per la conservazione degli uccelli e parte della rete europea Natura 2000.
La Cia è in mobilitazione nazionale con il presidio davanti a Montecitorio, articolato in più giornate tra il 13 e il 22 ottobre. Lo slogan è «I conti non tornano – Tutto a carico di agricoltori e cittadini».
Martedì 20 ottobre, dalle 15 alle 18, parteciperà anche una delegazione di agricoltori e allevatori sardi.
Michele Orecchioni ha definito così il senso della mobilitazione: «Non si tratta di una protesta corporativa, ma di una battaglia di civiltà», ha dichiarato Orecchioni. «Difendere l'agricoltura sarda significa difendere la sovranità alimentare, la qualità del cibo sulle tavole delle famiglie e la sopravvivenza dei nostri comuni e delle aree interne contro lo spopolamento e il dissesto».
La richiesta della Cia è che il sostegno al settore non si esaurisca in misure temporanee: la tenuta delle aziende, sostiene l’associazione, riguarda anche il lavoro, la produzione alimentare e la vita dei paesi, soprattutto nelle aree interne.