Porto Conte, il 52 per cento non dà voce a un Consiglio comunale

  Nel marzo 2024 l’assemblea del Parco di Porto Conte approvò il bilancio. Mario Conoci votò a favore; Raimondo Cacciotto, allora consigliere d’opposizione, votò contro. Il Parco pubblicò nomi ed esito della votazione. Oggi Cacciotto è sindaco e quella scena aiuta a capire la riforma meglio di molti proclami: se l’assemblea cambierà come prevede la bozza regionale, il Comune avrà la maggioranza dei voti, ma i consiglieri comunali non siederanno più tutti al tavolo del Parco.

  È su questo che interviene l’ex sindaco Conoci. La proposta assegna al rappresentante di Alghero il 52 per cento dei voti, alla Regione il 24, alla Città Metropolitana di Sassari e a Forestas il 12 ciascuna. Oggi, invece, l’assemblea del Parco coincide con il Consiglio comunale. La differenza riguarda chi può prendere la parola, proporre e votare. Conoci lo dice senza nascondersi dietro le percentuali: «Io continuo a preferire la fatica della democrazia ad una pericolosa efficienza senza controllo.» Teme che un’assemblea più piccola lasci fuori tanto l’opposizione quanto i consiglieri della maggioranza. E propone una via diversa: ridurre i componenti, se occorre, garantendo però seggi e diritto di voto a consiglieri algheresi di entrambi gli schieramenti, per esempio attraverso la Commissione Ambiente. È una proposta politica, non una garanzia già contenuta nella bozza. Vale la pena ricordare un precedente. Nel 2012 Mario Conoci e Michele Pais sostenevano già che l’assemblea coincidente con l’intero Consiglio comunale fosse troppo numerosa e costosa. Proponevano di ridurla a dieci componenti, conservando una ripartizione tra maggioranza e opposizione. Dunque Conoci non difende oggi l’idea che tutti i consiglieri debbano necessariamente continuare a sedere nell’assemblea. Difende la presenza di entrambe le parti della città anche in un organo più ristretto. Non sarebbe neppure una soluzione mai immaginata prima. Una proposta di legge regionale del 2014 prevedeva nove componenti: accanto ai rappresentanti degli altri enti, cinque eletti dal Consiglio comunale di Alghero, con un posto nella rappresentanza garantito alla minoranza. Quella proposta non divenne la riforma del Parco, ma dimostra che l’alternativa fra l’assemblea attuale e quella di quattro rappresentanti prevista dalla bozza non è obbligata. La maggioranza del 52 per cento, peraltro, conta davvero.

Nel testo esaminato nei giorni scorsi basterebbe al rappresentante del Comune per determinare l’elezione del presidente e impedirebbe agli altri enti di approvare da soli lo Statuto. Il Consiglio comunale conserverebbe inoltre un parere vincolante sul Piano e sul Regolamento del Parco. Dire che Alghero sarebbe privata di ogni potere sarebbe falso. Dire che quel potere resterebbe esercitato come oggi dall’intero Consiglio sarebbe altrettanto falso. C’è infine una ragione storica per portare la bozza nell’aula di Alghero. Nel 1999 il progetto regionale prevedeva inizialmente una gestione condivisa con la Provincia. Il Consiglio comunale chiese all’unanimità un altro assetto; il Consiglio regionale modificò il testo e fece coincidere l’assemblea del Parco con quella civica. La Regione può cambiare una propria legge. Ma allora ascoltò una posizione formale della città prima di stabilire chi avrebbe governato Porto Conte. Conoci chiede che Cacciotto riporti la discussione in Consiglio. È una richiesta precisa, sulla quale il sindaco può rispondere con un atto altrettanto preciso: presentare la bozza, discuterne i poteri articolo per articolo e far esprimere l’aula. Nel 2024, seduto all’opposizione, poté votare contro il bilancio del Parco. Il problema posto oggi non è decidere se, dopo la riforma, chi siederà al suo posto potrà ancora farlo.

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