Il rettangolo verde dovrebbe essere il tempio della passione sportiva, il luogo in cui le differenze si annullano nel nome di un pallone che rotola e di una storia condivisa. Eppure, prima del fischio d'inizio di Juventus-Atalanta, l' “Allianz Stadium” è stato teatro di una pagina buia e profondamente amara. Nel momento in cui tutto il calcio italiano si stringeva nel dolore per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda indiscussa dell'Inter e della Nazionale azzurra, una frangia della curva juventina ha scelto di voltare le spalle al campo, accompagnando il minuto di raccoglimento con cori di chiara matrice campanilistica. Uno sfregio gratuito e incomprensibile, consumato nell'indifferenza e nello sdegno del resto dell'impianto sportivo, che ha preferito isolare quel comportamento irrispettoso tributando al campione scomparso il giusto e doveroso applauso d'addio. Non esiste rivalità sportiva, per quanto accesa o storica possa essere, che possa giustificare il venir meno al rispetto elementare per una vita umana e per la memoria di un atleta che ha scritto pagine indelebili dello sport del nostro Paese. Il lutto, la commozione di fronte alla perdita e i momenti di raccoglimento collettivo appartengono a una sfera che trascende qualsiasi colore di maglia o appartenenza da stadio.
La reazione della società bianconera non si è fatta attendere. A stretto giro di posta, attraverso i propri canali ufficiali, il club ha diffuso una nota durissima per prendere le distanze in modo netto dal comportamento dei propri sostenitori. Nel comunicato si sottolinea con forza come nessun tipo di antagonismo agonistico possa legittimare una simile mancanza di sensibilità, ribadendo che onorare la commemorazione di una figura di spicco rappresenti prima di tutto un dovere morale e una responsabilità civile comune. L'episodio, intanto, è destinato a non esaurirsi nel perimetro delle polemiche mediatiche o della condanna etica. Gli ispettori della Procura Federale della FIGC, presenti a bordocampo, hanno immediatamente inserito l'accaduto all'interno del referto ufficiale, trasmettendo gli atti al giudice sportivo. Nelle prossime ore il caso verrà esaminato nel dettaglio e la Juventus rischia sanzioni disciplinari: l'ipotesi più accreditata resta quella di una pesante ammenda economica, sebbene non si possa escludere del tutto, pur apparendo scenario meno probabile, il provvedimento della chiusura del settore. Resta l'amaro in bocca per l'ennesima dimostrazione di come una parte del tifo organizzato fatichi a comprendere il confine sottile che separa la competizione dalla civiltà. Lo sport italiano avrebbe bisogno di ben altri messaggi di unità, soprattutto quando si piange la perdita di chi, con la propria classe e i propri valori, ha reso grande il calcio nel mondo.