Otto sardi su dieci non rinunciano al piatto nazionale, spendendo quasi 50 euro a testa l'anno. Nell'Isola un esercito di 3.500 addetti. Vince sempre la Margherita, ma il conto è più salato: prezzi su del 16% dal 2021.
CAGLIARI – C'era un tempo in cui era il cibo dei poveri, una focaccia condita alla buona per chi non poteva permettersi i piatti di portata. Oggi è un affare di Stato, anzi, mondiale. Domani, 17 gennaio, si celebra la Giornata Mondiale della Pizza, ricorrenza istituita nel 2017 dopo che l'UNESCO ha elevato l'arte del pizzaiolo a Patrimonio dell'Umanità. E in Sardegna, terra di arrosti e formaggi, la pizza si difende benissimo, muovendo un giro d'affari che farebbe invidia a molti settori industriali: 79 milioni di euro l'anno.
I numeri diffusi da Confartigianato Imprese Sardegna fotografano un amore che non conosce crisi. La mangiano 8 sardi su 10, spendendo in media quasi 50 euro a testa. Non è solo questione di gola, ma di economia reale: nell'Isola sono attive ben 1.916 imprese del settore, che danno lavoro a oltre 3.500 addetti.
Il valore dell'artigiano
Per Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna, la pizza non è fast food, ma cultura materiale.
“La pizza è un tesoro del Made in Italy – spiega Meloni – è uno dei prodotti in cui maggiormente si esprime il valore artigiano, perché include una particolare cura e manualità nella preparazione dell’impasto e una scelta accurata di ingredienti di qualità”.
In un mercato globale che spesso appiattisce il gusto, la sfida è mantenere l'identità: “In Sardegna, come in tutta Italia, la pizza rappresenta una tradizione profondamente radicata, trasmessa nel tempo e custodita da professionisti che ne preservano l’autenticità. Ogni pizza racconta una storia fatta di sapori veri, ingredienti freschi e abbinamenti che esaltano la straordinaria ricchezza culinaria e identitaria della nostra Isola”.
Dimmi cosa ordini e ti dirò chi sei
Ma cosa finisce nel piatto? Nonostante le mode gourmet e le pizze all'ananas che fanno inorridire i puristi, gli italiani restano conservatori. Stravince la Margherita, scelta dal 59,2% dei consumatori.
Le differenze emergono sui gradini più bassi del podio. Al secondo posto c'è la Diavola (23,5%), preferita nettamente dagli uomini (29% contro il 18% delle donne) e dai giovani tra i 25 e i 34 anni. Medaglia di bronzo per la Quattro Formaggi (22,8%), che invece piace di più alle signore over 50 e al Nord Italia.
Inflazione nel piatto
Se il gusto resta intatto, il conto cambia. Mangiare fuori costa di più. Il prezzo medio di una serata in pizzeria (pizza, bibita, coperto e servizio) è aumentato nel 2024 del 4% rispetto all'anno precedente, ma il dato fa riflettere se confrontato con il 2021: un rincaro del 16%.
Nonostante tutto, il settore tiene. Meloni conclude con un'analisi lucida: “Ed è uno dei pochi settori che non va in crisi, ma che deve saper soddisfare un palato sempre più raffinato e intenditore. Il mercato in questo è impietoso e la sfida per noi artigiani è proprio quella di mantenere saldi i nostri principi di qualità, tracciabilità dei prodotti e alla creazione di nuove ricette che soddisfino tutti i gusti. Diventa una sfida di filiera che unisce più settori, il primario, il secondario e il terziario”.