Discussione per "futili motivi" degenera in violenza. Il 2 gennaio un uomo ha travolto volontariamente la vittima che si allontanava a piedi. Ieri il blitz dei Carabinieri: l'investitore è ai domiciliari.
PADRU/ORUNE – A volte basta poco, un nonnulla, per trasformare una banale discussione di paese in un episodio da codice penale. A Padru, lo scorso 2 gennaio, quello che doveva essere un normale conferimento di rifiuti all'ecocentro o poco più, è finito con un uomo steso sull'asfalto e l'elisoccorso in volo verso Olbia.
La vicenda, ricostruita dai Carabinieri della Stazione di Padru, racconta di una violenza sproporzionata. Tutto nasce da un alterco per "futili motivi", la classica scintilla che in certi contesti innesca l'incendio. Ma invece di finire a parole o spintoni, la lite ha preso una piega criminale. Secondo l'accusa, uno dei due contendenti – un uomo residente a Orune – non si è accontentato di averla vinta a voce. È salito sulla sua auto e ha puntato il rivale.
La dinamica ricostruita dagli inquirenti è agghiacciante nella sua volontarietà: la vittima si stava allontanando a piedi dall'area esterna dell'ecocentro, forse convinta che la questione fosse chiusa. È stata invece investita, falciata alle spalle o comunque mentre era indifesa.
L'uomo a terra ha riportato lesioni gravi, tanto da richiedere il trasporto d'urgenza in elicottero all'ospedale di Olbia. Se la caverà, la vita non è in pericolo, ma le ferite restano pesanti.
L'investitore, nel frattempo, si era dileguato, forse sperando che la fuga verso la Barbagia coprisse le tracce. Ma i Carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia, supportati dai colleghi di Padru, hanno chiuso il cerchio in fretta. L'indagine coordinata dalla Procura di Sassari ha prodotto un quadro indiziario solido, che ha convinto il GIP a firmare l'ordinanza. Mercoledì pomeriggio, 14 gennaio, i militari si sono presentati a Orune a casa dell'indagato. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari con l'accusa di lesioni personali gravi. Ora dovrà spiegare ai giudici perché quei "futili motivi" valevano le ossa rotte di un altro uomo.
Si ricorda che per l'indagato vale la presunzione d'innocenza fino a condanna definitiva.