La vittoria di Firenze consente al Cagliari di guardare al futuro con maggior fiducia.

  La vittoria di Firenze, contro una formazione ultimamente in netta ripresa e per altro motivata dalla tragedia che l’ha colpita con la morte del proprio presidente, ha messo le ali ad un Cagliari che finalmente ha inserito la quarta e fatto valere le potenzialità non sempre espresse finora in stagione. Una vittoria di cuore, tattica e sofferenza. Il Cagliari è uscito dal "Franchi" con tre punti pesantissimi che profumano di salvezza, superando una Fiorentina apparsa troppo fragile e punita dai propri errori difensivi. Il 2-1 finale premia il coraggio rossoblù e la capacità di colpire nei momenti giusti. La posizione in classifica consente inoltre riflessioni che parevano sopite e fa intravvedere quelle che sono le possibilità di raggiungere la salvezza prima del previsto. Un’eventualità che negli ultimi anni non si era mai materializzata. Certo, non va abbassata la guardia, anche perché la trappola, in un torneo come la massima serie italiana, è sempre dietro l’angolo. Però i rossoblù hanno mostrato una solidità ed un cinismo che negli ultimi tempi era latente. Identità e pragmatismo le doti essenziali.

  All'inizio della stagione, il Cagliari cercava ancora una sua dimensione, alternando buone prestazioni a cali di concentrazione fatali (soprattutto nei primi 15-30 minuti di gara). La svolta tattica è stato probabilmente il passaggio al 3-5-2 (o 3-4-2-1 a seconda degli interpreti) ed ha offerto quella solidità difensiva che mancava. Come ha detto lo stesso tecnico dopo Firenze, la squadra ha imparato a soffrire insieme. La vittoria contro la Viola, ottenuta con il 30% di possesso palla, ma una ferocia agonistica propria delle squadre che si devono salvare, è il manifesto del calcio di Pisacane: poca estetica, ma tantissima sostanza. Due nomi su tutti stanno definendo questa fase del campionato, primo sicuramente Marco Palestra. L'esterno classe 2005 è la vera rivelazione. Oltre al gol a Firenze, sta dimostrando una continuità impressionante. È il simbolo di un Cagliari che punta sui giovani di talento senza paura. Ed il secondo è senza ombra di dubbio Semih Kiliçsoy. Il turco sta trovando la porta con regolarità. La sua capacità di colpire negli spazi è fondamentale per una squadra che gioca molto di ripartenza. Se i due vanno poi rapportati alla fase difensiva, con Mina e Luperto che hanno innalzato il livello della prestazione, con la loro “leadership” che ha permesso alla squadra di incassare molti meno gol rispetto alla prima parte del girone d'andata, allora si ha un quadro generale più che positivo. A questo punto occorre guardare avanti. Prima della sfida di Firenze e nonostante la vittoria con la Juventus, il Cagliari era invischiato nella lotta per non retrocedere, con una classifica cortissima. I tre punti del “Franchi” portano ossigeno puro. Aver battuto la Fiorentina (che pur vivendo un momento difficile resta un organico di livello superiore) dà al gruppo la consapevolezza di poter fare punti ovunque. Ora la compagine rossoblù è attesa dallo scontro diretto contro il Verona. Se il Cagliari dovesse confermare questa solidità, potrebbe trasformare la lotta salvezza in una tranquilla gestione di metà classifica già entro marzo. Per un discorso più generale il Cagliari 2025/26 è una squadra che ha smesso di avere "paura di perdere" e ha iniziato ad avere "fame di vincere". La vittoria a Firenze ha cancellato il tabù delle trasferte e ha mostrato un gruppo unito attorno al suo allenatore (emblematico l'abbraccio di Mina a Pisacane a fine gara).

  Non è un miracolo. E neppure frutto del caso, ma il risultato di un processo di maturazione che Fabio Pisacane ha coltivato con pazienza nelle ultime settimane. Il 2-1 inflitto alla Viola è un manifesto di identità: una squadra che sa soffrire, che accetta il dominio territoriale avversario, ma che punisce con la precisione di un chirurgo non appena le viene concesso un millimetro di spazio. Ed è l'evoluzione finale del progetto stagionale. Il passaggio definitivo a una difesa a tre (o cinque, a seconda dei momenti della gara) ha dato una solidità che sembrava perduta. Yerry Mina è il generale assoluto: la sua gestione del reparto sta diventando impeccabile. Ma la vera chiave di volta risiede sulle fasce. Il Cagliari non si limita più a difendere: trasforma la fase difensiva in una molla pronta a scattare. Ora non solo scaccia i fantasmi della zona calda, ma inizia a guardare la classifica con una prospettiva diversa. La squadra ha dimostrato di avere i nervi saldi e una condizione atletica invidiabile, arrivando lucida nei minuti finali di un assedi generalizzati che avrebbero piegato chiunque. Juventus docet.

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