Il Cagliari passa in vantaggio con Esposito in casa-Juve, ma poi si fa rimontare e superare. Si allunga la serie senza successi di Pisacane.

  Ci voleva una serata di grande spessore di Yildiz alla Juve per ritrovare la vittoria in campionato. La squadra di Spalletti, dopo Bodo, torna a vincere in casa come non accadeva da un mese esatto e ritrova i 3 punti in Serie A che mancavano dal 1° novembre. Il Cagliari si illude con Esposito e a risvegliare Pisacane e i suoi dal sogno di un colpaccio allo Stadium è il 10 turco. Doppietta e un altro spazio nella storia juventina perché così aggancia Pietro Anastasi al settimo posto dei migliori marcatori bianconeri in A prima di compiere i 21 anni. Ventitrè punti in classifica per Spalletti, a -1 dall’ultimo vagone del trenino europeo, mentre il Cagliari resta a 11 e allunga a 9 partite la striscia senza successi. Yildiz è il solito, nella versione migliore, più tutto quello che serve alla Juve: 10, esterno ma anche centravanti perché si fa trovare lì dove i (veri) 9 a volte sono in ritardo. Sì, Kenan è quell’amico del gruppo che è sempre puntuale e che mentre gli altri ancora si chiedono dove andare lui ha già l’itinerario pronto.

  Prima del suo assolo però anche il Cagliari si prende la scena. Palestra per Kostic è incontenibile e dopo pochi secondi di partita bisogna prendere nota del primo episodio: i due vengono a contatto nell’area della Juve, c’è qualche protesta ma nessun rigore (nel groviglio, la gamba sinistra di Palestra è davanti a quella del serbo). Yildiz inizia a scaldare il tiro dopo 8 minuti, chiedere a Zappa per conferma, poi cala un po’ la lucidità della Juve tutta. Sembra manchino soluzioni e anche il pubblico non gradisce il lungo pensare di quei giocatori che poi muovono il pallone ma in maniera scolastica. Kalulu e Koopmeiners sono imprecisi quando cercano qualche soluzione verticale, Kelly indugia troppo. Davanti Deiola non molla Vlahovic nemmeno un secondo. È una Juve che soffre, prima la mancanza di idee e poi i contropiedi del Cagliari. Al 23’ Palestra fa tutto da solo, supera due avversari – l’ultimo è Koop –, calcia ma il tiro deviato finisce fuori. L’esterno sardo è in cerca di gloria (e in buona serata), allora ci riprova: al 26’ strappa un pallone a un Kostic troppo molle sulla trequarti, e serve Esposito (al suo terzo centro in campionato) che gela lo Stadium. Il Cagliari è avanti. Quel pallone perso, Locatelli e Kalulu in ritardo, la difesa che traballa di nuovo… Il pubblico di casa non nasconde l’amarezza, anzi, la canta e chiede alla squadra di tirare fuori gli attributi. Il primo a raccogliere immediatamente l’invito è Yildiz. Centrale, in tutti i modi in cui può esserlo. Thuram suggerisce in avanti, sembra terra di nessuno ma alla fine ecco sbucare dal nulla quella maglia numero 10. Gol e baci alla curva arrabbiatissima soltanto un minuto prima. Il primo sintomo del pareggio è la fiducia: la Juve ci crede, il Cagliari accusa. Conceiçao inizia a prendersi la scena. Alla mezz’ora lancia Vlahovic che incrocia il tiro ma stavolta trova i guantoni di Caprile. Un tiro mancino per il serbo in tutti i sensi. Inizia a toccarsi l’inguine, la faccia è contrita, poi disperata tanto che deve coprirla con la maglia per nascondere le smorfie di dolore. Dusan così esce dopo mezz’ora per infortunio e dice a Spalletti che si è “fatto molto male”: l’ultima ora di partita è di Jonathan David. Dal serbo al canadese comunque la latitanza dei centravanti nel cuore dell’area avversaria non sembra cambiare e la Juve sale a quota due tiri in porta con Conceiçao che ci prova di testa. Quella palla gliela dà Yildiz, che nel primo minuto di recupero del primo tempo completa la rimonta: raccoglie da Kalulu (ben servito da McKennie) e festeggia la doppietta. Le statistiche all’intervallo raccontano di un turco spietato: due tiri, due gol. Saranno queste le famose “fucilate nella notte” di cui parlava Spalletti, elogiando il suo 10, lo “spacca-moduli”. Dopo 45 minuti la Juve ha ribaltato la gara, è suo il possesso palla (58-42%) e i 291 passaggi contro i 210 del Cagliari (con una precisione del 90%) sono manifesto di una squadra che, dopo un inizio blando, ha iniziato a giocare. Il secondo tempo si apre senza Kostic, sostituito da Cambiaso che si sistema a destra ed è da qui che iniziano ad arrivare più pericoli. Ma anche da quel Conceiçao a cui stasera è mancato il gol ma di certo non la voglia. Caprile e la difesa del Cagliari chiudono la porta al portoghese tre volte. Luperto si immola anticipando David, poi Koop sfiora il palo. Il risultato non cambia più ma al 59’ lo Stadium sussulta per il guizzo di Idrissi che beffa la corsia destra juventina. Kelly rinviene ma è tardi, il nuovo entrato di Pisacane (al posto di Obert) calcia forte ma Perin è una statua sul primo palo e si rifugia in angolo. Al 68’ l’ultima chance per Esposito prima del cambio (al suo posto Felici) ma l’unica doppietta della serata resta quella di Yildiz. L’ultimo tiro in porta è di Felici ma Perin c’è. E la Juve si tiene stretta questi tre punti che la rilanciano a ridosso del gruppetto di chi si spintona per un posto in Europa.

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