Gigi Riva, i funerali, il figlio Nicola: «È andato via non solo mio padre, ma un parente di tutti»

  ?L’ultima carezza gliel’ha data Gianna, la madre dei suoi figli. Parole sussurrate per prepararlo al viaggio. E quanta commozione prima, nell’abbraccio di Carraro, che quell’amore lo aveva visto nascere. Una mattina di lacrime e ricordi, e un punto altissimo, di solo silenzio, quando Gravina si è avvicinato a Cannavaro e il capitano degli Azzurri campioni del 2006 ha deposto sulle gambe di Gigi la maglia numero 11 con il nome Riva sulla stoffa. Abbiamo pianto tutti, da Abete a Buffon a Valentini. Spalletti raccolto in preghiera e Malagò in un angolo, Marco Amelia che poi gli lascia in grembo una Coppa del Mondo in miniatura. Ancora la fiumana, Benito Urgu passa. Poi arriva il momento. 

  Lo steward con la pettorina gialla si inginocchia e lo saluta, anche lui ha la faccia rossa. Usciamo tutti, Rombo di Tuono è pronto. Tornerà in cielo con la foto della mamma, una rosa bianca, una boccetta di acqua benedetta e la catenina d’oro da cui mai si separava. E fuori in trentamila, che lo aspettano a Bonaria, 650 sono seduti dentro. Due ali di amore circondano la bara davanti all’altare: Gianna, sua sorella Kiki, Nicola e Mauro Riva con Sergio, il primogenito della loro mamma; e dall’altra parte Arrica figlio, Tomasini, Greatti, Reginato, Brugnera e Sandro Gamba. In prima fila le amatissime nipoti Virginia, Ilaria, Sofia, Cecilia e Gaia, e dall’altro lato il presidente del Cagliari Giulini, il ministro dello Sport Abodi, Solinas per la Regione, Truzzu per la città. Più indietro Oscar ed Edis, i figli di Fausta, la sorella magica che lo ha portato sull’isola, la rosa del Cagliari, i ragazzini della Primavera, il presidente Urbano Cairo ha inviato una delegazione del Toro, gli amici della Nazionale, Tardelli, Zola, centinaia di sindaci da tutta la Sardegna. C’erano tutti, anche chi non c’era. Bastava guardare i nomi sui fiori. Il cuore di rose rosse di Paola Cortellesi, le corone della famiglia Moratti, del Milan, delle Fifa Legends e del presidente Fifa, la Lega di Serie A e la Lega di Serie B, la Sampdoria, il Cagliari Calcio, la famiglia di Giulini, la Scuola calcio Gigi Riva, gli Sconvolts, i compagni dello scudetto. Ma lo ha detto bene Nicola, che non voleva parlare e invece poi è salito sul pulpito e non si è trattenuto: «Ringrazio Malagò, ringrazio Mattarella. Ma voglio dire grazie soprattutto alle persone che ieri e oggi sono venute a rendergli omaggio, al freddo, fino alle 11 di sera, che quando si avvicinavano ci dicevano: “È stato un grande uomo”. Non: “È stato un grande giocatore”. Io e mio fratello avremmo voluto fare noi le condoglianze a loro. È andato via non solo mio padre, ma un parente di tutti».

  E poi, sempre e per sempre: «Grazie per averlo accolto e avergli voluto bene». Su questo bene ha insistito anche l’officiante, l’arcivescovo Giuseppe Baturi. «In questi giorni abbiamo ricordato i meriti dello sportivo e ammirato la grandezza dell’uomo, la sua generosità e riservatezza, quella profondità di amore e dolore, di passione e malinconia, mai gridata, che si lasciava leggere con schiettezza, ma mai possedere, che non si poteva né vendere né comprare». Ma più di tutto il segretario della Cei ha raccontato il cuore di un legame eccezionale: «Ha trovato in questo popolo di Sardegna una dimora bella, qui ha voluto piantare la tenda della sua famiglia. Riva si è sentito parte di questo popolo che l’ha accolto come figlio prediletto e che l’ha amato devotamente, pieno di gratitudine». La folla fuori ascolta, davanti ai maxischermi. E come non piangere, e singhiozzare, quando Baturi ricorda la rovesciata di Vicenza, il sinistro di Città del Messico. «Corri di nuovo, caro Gigi, e tendi ancora quelle tue lunghe braccia al cielo. Noi oggi preghiamo perché il Signore ti venga incontro». I suoi «ragazzi» gli si stringono attorno, vogliono portare il feretro. Si fanno avanti Buffon, Cannavaro, Zola. “Deus ti salvet Maria” è il canto religioso che gli fa strada. Ma fuori c’è già un’altra preghiera che si solleva dagli altoparlanti, ha la voce di Piero Marras e canta: «Quando Gigi Riva tornerà/ la partita ricomincerà/ Grideremo insieme “Italia, Italia”/ E patetico non sembrerà/ Stretti in questo sogno che ci ammalia/ Quando Gigi Riva tornerà». L’applauso finale è dei tifosi: un Gigi Riva, c’è solo un Gigi Riva. Che ieri è tornato da mamma Edis, da papà Ugo e dalle sorelle. E ci ha lasciati orfani qui. Però, che bello averlo conosciuto.

Cronaca

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