Nove domande. A farle non sono stati medici, giornalisti o adulti abituati a parlare di malattia. A porle sono stati i ragazzi di Radio Smart. Dall’altra parte del microfono, Stefania Unida, divulgatrice scientifica, insegnante e conosciuta sui social come Prof Dr Geek, invitata nella sede del progetto per raccontare la propria esperienza con la sclerosi multipla. A metterla in contatto con la redazione è stata Alessandra Atzori e i suoi colleghi Federica Melis e Alessio Pusceddu. Poi, davanti ai microfoni, lo spazio è passato ai ragazzi. Le domande erano le loro. E le risposte di Unida sono arrivate senza filtri.
Radio Smart è un progetto di radio education che EFYS porta avanti dal 2018 al Centro di quartiere La Bottega dei Sogni di Cagliari. Nato dalla collaborazione con diverse realtà e con il supporto della comunità educante del Centro, negli anni il laboratorio ha accompagnato numerosi progetti di EFYS trasformandoli in occasioni di esplorazione e racconto attraverso podcast, video, interviste e contenuti per i social. Oggi è frequentato da ragazze e ragazzi dagli 11 anni in su ed è realizzato con il contributo di Con i Bambini, nell’ambito del progetto “La scuola che vorrei”, di cui EFYS è partner.
La radio, però, è soltanto il mezzo. Il cuore del progetto è ciò che accade quando a un ragazzo viene affidato un microfono insieme alla libertà – e alla responsabilità – di usarlo. La giovane redazione sceglie argomenti, sviluppa rubriche, racconta esperienze, segue eventi, incontra persone e attraversa la città con uno sguardo attivo. Musica, urban art, anime e manga, cinema, sport e arte in città sono alcuni dei temi affrontati. Il podcast diventa così un esercizio di partecipazione: imparare a informarsi, formulare una domanda, ascoltare una risposta e restituirla agli altri.
È dentro questa cornice che nasce l’incontro con Stefania Unida. «Alessandra Atzori mi ha contattata e mi ha proposto di partecipare. Sapevo che avremmo parlato della mia patologia, ma la cosa più bella è stata scoprire che a intervistarmi sarebbero stati i ragazzi», racconta. «Avevano nove domande per me. Ho scelto di rispondere senza filtri, perché credo che se chiediamo ai giovani di avere il coraggio di fare domande vere, noi adulti dobbiamo avere anche il coraggio di dare risposte vere». Per Unida, abituata a parlare pubblicamente di scienza, sclerosi multipla e disabilità, quell’intervista ha assunto un significato particolare proprio per l’età degli intervistatori. Non una lezione frontale sulla malattia, non un adulto che decide in anticipo cosa sia opportuno spiegare a un ragazzo, ma un dialogo costruito a partire dalla loro curiosità. Le nove domande sono diventate il filo di una conversazione nella quale la patologia poteva essere raccontata anche attraverso ciò che significa viverla, oltre le definizioni cliniche.
«Quando si parla di disabilità, spesso gli adulti cercano le parole perfette e finiscono per avere paura delle domande», osserva Unida. «I ragazzi, invece, quando sentono che possono chiedere davvero, arrivano spesso al punto. E io preferisco una domanda sincera, anche difficile, a un silenzio costruito sull’imbarazzo. Non avevo bisogno che mi proteggessero dalle loro domande e non volevo proteggere loro con risposte addomesticate. Volevo che fosse una conversazione autentica». In questo scambio si riconosce uno degli intenti più profondi di Radio Smart: dare voce ai più giovani non come formula astratta, ma attraverso uno spazio concreto in cui possano esprimere idee e opinioni e sperimentare un uso positivo e consapevole del digitale. Preparare un’intervista significa scegliere che cosa si vuole conoscere. Condurla significa imparare ad ascoltare anche una risposta inattesa. Pubblicarla significa assumersi la responsabilità del modo in cui la storia di un’altra persona viene raccontata.
La redazione di Radio Smart non resta chiusa in una stanza. Negli anni ha seguito iniziative ed eventi cittadini, visitato mostre, esplorato luoghi del territorio e intervistato artisti e protagonisti della scena culturale sarda. La città diventa così parte del laboratorio: un luogo da osservare, attraversare e interrogare. E la radio uno strumento con cui i ragazzi possono smettere di essere soltanto destinatari della comunicazione per diventarne autori. È anche per questo che, per Stefania Unida, l’intervista sulla sclerosi multipla ha avuto un valore che è andato oltre il racconto personale. «Sono arrivata pensando alle risposte che avrei potuto dare e sono andata via pensando soprattutto alle loro domande. Per me è questa la forza di Radio Smart. Quei ragazzi non erano lì per assistere al racconto di un adulto: erano parte attiva della conversazione. Mi hanno chiesto, hanno ascoltato, hanno reagito. E io mi sono sentita libera di essere una persona, prima ancora che una persona con una patologia».
Parlare di sclerosi multipla con i più giovani, allora, non significa necessariamente semplificare tutto. Può significare scegliere parole comprensibili senza cancellare la complessità, lasciare spazio alle curiosità e mostrare che la disabilità non è un argomento da osservare a distanza. È una parte della realtà e, come tale, può entrare nelle conversazioni senza pietismo e senza trasformare chi la vive in un simbolo. Radio Smart parte da un gesto apparentemente semplice: mettere un microfono davanti a un ragazzo e permettergli di usarlo. Ma dietro quel gesto c’è un’idea educativa precisa. La voce dei giovani acquista valore quando qualcuno è disposto ad ascoltarla davvero. E durante quell’intervista, per nove volte, una domanda è passata da una parte all’altra del microfono. Non per ottenere la risposta giusta, ma per conoscersi un po’ di più.