Bonaccini ad Alghero: unire il centrosinistra non basta, serve un’alternativa

Per battere la destra, al centrosinistra servono contenuti e meno discussioni sui candidati. Stefano Bonaccini porta alla Festa regionale del Partito Democratico, ad Alghero, un richiamo rivolto anzitutto al proprio campo. E indica quattro priorità: lavoro, sanità pubblica, ambiente e sicurezza.

Intervistato dal direttore della Nuova Sardegna, Giacomo Bedeschi, Bonaccini affronta le divisioni del centrosinistra e il loro peso sulla politica nazionale. Nel resoconto diffuso dall’ufficio stampa di Silvio Lai, il passaggio è esplicito: «Dobbiamo unire il centrosinistra. A Palazzo Chigi c’è Meloni anche per responsabilità e divisioni nel centrosinistra. Ma l’unità non è sufficiente per vincere: serve costruire l’alternativa. Non basta parlare male di Meloni».

Prima ancora delle alleanze, c’è il rapporto del Pd con i cittadini: «Dobbiamo essere un partito più popolare, capace di stare tra i cittadini e di ascoltare. Se fai politica devi rischiare il freddo e i fischi. Noi siamo forti se siamo insieme».

Sulle primarie, le consultazioni per scegliere i candidati, l’invito è a non farne il centro di ogni discussione: «Se per qualche settimana fosse possibile non parlarne. Parlare delle primarie significa parlare delle persone e non dei contenuti». Non una chiusura allo strumento, dunque, ma una richiesta di cambiare le priorità del dibattito: «Se poi dobbiamo fare le primarie, le faremo, ma non diventi un fatto ossessivo».

Il ragionamento sull’Italia si accompagna a un giudizio allarmato sul quadro internazionale: «Sono molto preoccupato per quello che sta succedendo in Europa e nel mondo. Un presidente degli Stati Uniti d’America che vuole abbattere l’Europa democratica: non è una barzelletta. A vedere i risultati della Sassonia vengono i brividi. Se avanza l’onda nera, l’Europa è a rischio, a cominciare dalla possibile vittoria di Le Pen».

La risposta proposta da Bonaccini è un’integrazione europea più forte: «Credo nell’Europa. Non c’è altro spazio nel mondo dove siano garantiti libertà, democrazia e diritti, anche di fronte a un’Europa con i suoi limiti».

Chiede perciò di superare il diritto di veto, che consente a un singolo Stato di bloccare le decisioni per le quali è richiesta l’unanimità. Sulla politica estera osserva: «Basta che uno sia contrario a una scelta di politica estera e si arriva alla paralisi. E così ai cittadini l’Europa appare inutile». L’orizzonte è quello degli «Stati Uniti d’Europa», un’unione politica più stretta, con i Paesi membri disposti «a cedere un po’ di sovranità all’Europa per decidere e governare. L’Europa deve fare sistema, altrimenti saranno guai».

Sui giovani, infine, Bonaccini rovescia l’uso politico della remigrazione, termine adoperato dall’estrema destra per indicare il ritorno degli immigrati nei Paesi d’origine, anche attraverso l’espulsione. La sua proposta riguarda invece chi ha lasciato l’Italia: «L’unica rimigrazione che serve è riportare in Italia tanti di quei giovani che sono andati all’estero. L’Italia deve diventare per loro un’opportunità. La cultura abbinata al lavoro è il riscatto sociale».

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